Salvo “Récits” alla galleria Dep Art di Milano in mostra fino al 30 aprile

venerdì 5 marzo 2010, ore 11:46


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lsd magazine

La mostra raccoglie un nutrito corpo di opere, dagli inizi degli anni Ottanta sino ad oggi, grazie alle quali sarà possibile tracciare una breve ma esemplificativa cronistoria dell’artista. L’esposizione che la galleria Dep Art dedica a Salvo, a distanza di due anni dalla precedente, si svilupperà a partire dalle Lapidi alla pittura (di cui l’artista è stato un precursore), fino ad arrivare ai soggetti più recenti, così da ripercorre oltre trent’anni di intensa attività creativa. “Notturni”, “Primavere”, “Minareti”, “Città”, “Interni con funzioni straordinarie”, sono solo alcuni dei temi attorno ai quali è stato possibile comporre il ritratto di un artista che ha sempre saputo infondere grazia e ingegno in ogni sua opera. Salvo è tra i pochi artisti italiani capaci di sintetizzare concezione ed esecuzione, dimostrando che il pensiero e il fare, la riflessione e il mestiere, sono assolutamente complementari. Volume, superficie, spazio, luce e colore sono i veri protagonisti di queste sue Creazioni idealizzate, in cui regna una calma sovrana, che è memoria (storica) ma anche poesia (del tempo). Per lo più si tratta di archeologie e architetture rivisitate in forme semplici, asciutte, “classiche” nel loro genere, che si rifanno a un malinconico arcaismo; in esse proliferano i punti di vista, gli scorci, le fughe prospettiche, in un continuo addensarsi di colori che sono dolcemente graduati tra coni d’ombra e luce. Da ultimo, ne emerge un mondo tanto personale quanto peculiare, in cui la realtà si trasfigura in un artificio di rara intensità e intelligenza, a riprova del fatto che “i pittori devono meditare coi pennelli in mano”.

Salvo (Salvatore Mangione) nasce a Leonforte (Enna) nel 1947, ove trascorre la sua infanzia prima di trasferirsi, insieme alla famiglia, a Torino nel ’56. Già nel 1963, partecipa alla 121º Esposizione alla Società Promotrice di Belle Arti, con uno straordinario disegno tratto da Leonardo, ove già si palesa la sua sensibilità. Nella Torino degli anni ’70, frequenta il milieu dell’arte povera: amico di artisti e critici, da Boetti a Barilli, Celant e Bonito Oliva, entra anche in contatto con i concettuali, da Kosuth a Lewitt.
Nel 1970

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