Caravaggio e Roma. Immagini dalla mostra alle Scuderie del Quirinale
domenica 10 gennaio 2010, ore 07:42

Il più amato, il più affascinante dei pittori: Michelangelo Merisi da Caravaggio, e per lui gli aggettivi sembrano non bastare mai. In quest’anno che coincide con il 400mo anniversario della sua morte ne sentiremo parlare molte volte, e molte volte la sua opera così come quell’inseguirsi di gloria e di profondità infernali che fu la sua vita saranno raccontate da esperti più o meno illuminati, da voci più o meno autorevoli. Libri, spettacoli teatrali, mostre, conferenze arriveranno a scandire i mesi a venire riportando il tempo al 18 luglio del 1610, quando a 39 anni il genio si spense. Solo, in fuga, consumato dalle febbri della malaria e come unico conforto le cure della Confraternita di Porto Ercole.
Delle mostre che accompagneranno questo anno di commemorazioni abbiamo già accennato in un precedente articolo (clicca qui): Bergamo, Firenze, Rimini ma soprattutto Roma. Perché quest’anno è nella capitale che bisogna andare se si vuole ritrovare, per intero o quasi, l’opera del Caravaggio.
A Roma il pittore visse gli anni più importanti, tra il 1592 ed il 1606; a Roma ricevette le commissioni che lo resero celebre, qui visse lo scandalo, qui restano tanti suoi capolavori: nelle chiese di San Luigi dei Francesi, di Santa Maria del Popolo, di Sant’Agostino e poi ai Musei Capitolini ed alla Galleria Borghese. Caravaggio non dipinse molto, “una quarantina di quadri”, suggerisce il soprintendente per i Beni Artistici e Storici di Roma, Claudio Strinati. Forse perché in lui la vita finitì spesso con l’avere il sopravvento. Se dunque a Caravaggio sono bastate 40 opere per cambiare per sempre la storia dell’arte, al pubblico basterà la grande mostra alle Scuderie Quirinale per ritrovare la summa stessa del suo genio; una ventina di opere in arrivo da celebri musei di tutto il mondo in esposizione a partire dal 16 febbraio. Solo dipinti di attribuzione “certissima” e niente “lavori di bottega”. Come corollario tutt’altro che secondario, i Caravaggio custoditi da sempre nelle chiese romane. E tutto fa dire
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