Befana a chi?

martedì 5 gennaio 2010, ore 10:32


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Daringtodo

E’ del tutto evidente che se la Befana non è riuscita a superare la dimensione italico-provinciale è perché alla spalle non ha mai avuto una multinazionale delle bollicine pronta a sponsorizzarla. Sì, il riferimento è proprio a quel ciccione di Babbo Natale che, per il solo fatto d’aver prestato la sua immagine ad una lunga serie di campagne pubblicitarie di successo, s’è guadagnato fama globale ed oggi può permettersi persino il lusso di affollare l’immaginario dei bambini giapponesi, che pure del Natale dovrebbero per loro cultura bellamente fregarsene.

Ma questa è la vita ed anche quella dei miti non è stata sempre rose e fiori. Probabilmente donna Epifanìa parte con uno svantaggio: la scarsa avvenenza, che soprattutto nel mondo contemporaneo è un handicap a tutti gli effetti. Certo con qualche aggiustamento:  un lifting facciale, un seno tutto nuovo ed una ripassatina di laser ai nei peolosi che si ritrova sul mento le migliorie sarebbero sensibili. Ma sarebbe giusto cancellare dall’immagine della Befana i segni della sua millenaria storia?

La sua nascita, infatti, suole farsi attribuire a leggendarie figure dell’epoca pre –cristiana, a rappresentazioni “invernali” da bruciare, appena le giornate cominciavano ad allungarsi, per propiziarsi l’arrivo della primavera. Quale rapporto abbia la vecchia megera con i Re Magi ed i doni da questi portati a Gesù Bambino il 6 di gennaio lo racconta l’ennesima leggenda “cristianizzata” che vuole che i tre saggi in arrivo dall’Oriente chiedessero lumi sulla strada per Betlemme ad una vecchina incontrata per caso (altro che stella cometa). In epoca fascista, infine, nell’ambito dell’opera di “romanizzazione” della penisola la distribuzione di regali ai bambini a nome della Befana fu fortemente incoraggiata. Un altro dettaglio che alla lunga ha finito per danneggiare la benevola vecchina. E così si arriva nel 1977, quando con il decreto legge n. 54 il governo italiano decise che la festività del 6 gennaio andava abolita, diventava un giorno lavorativo come gli altri. Per la gioia di molti, la festa fu reintrodotta nel 1985 (decreto ministeriale n. 792), dopo ben 8 anni. E

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