“Il Grande Gioco. Forme d’arte in Italia 1947 – 1989″, i quarant’anni cruciali in mostra
lunedì 21 dicembre 2009, ore 09:46

Raccontare quarant’anni di storia italiana attraverso l’arte. Quarant’anni cruciali, nei quali la società ha subito trasformazioni radicali in tempi relativamente brevi. Tra il 1947 ed il 1989, ovvero tra il dopoguerra e il crollo del muro di Berlino, passando dalla ricostruzione, dal boom economico, dalla contestazione e dagli anni di piombo sino alla data simbolica che coincise la fine della Guerra fredda. Le arti come cartina di tornasole capace di interpretare e a volte decodificare contesto culturale, sociale ed economico di quattro decenni complessi e magmatici ma fondamentali per comprendere l’Italia di oggi.
Per la prima volta una mostra, anzi, con tre mostre in una, si cerca di fare il punto su quel periodo tentando, fra l’altro, di verificare come nel corso di quei quarant’anni, l’arte, ma anche il cinema, l’architettura, la letteratura, siano riusciti a influenzare la società e non solo a rimanerne influenzati.
Atanasio Soldati - Allegro e fuga (1949-50)
E come in un gioco, dove parti e ruoli si confondono e si sovrappongono, il divenire della storia e dell’arte non possano essere affrontate per comparti, ma si devono leggere nelle interazioni e nelle rispettive e reciproche influenze. Il titolo della rassegna, presentata nei giorni scorsi ed in allestimento dal 24 febbraio al 9 maggio, non a caso è “Il Grande Gioco. Forme d’arte in Italia 1947 – 1989”. Tre gli spazi espositivi nei quali si dipana secondo una successione temporale che affida al Museo d’arte contemporanea di Lissone gli anni dell’immediato dopoguerra fino al 1958, alla Rotonda di via Besana di Milano il periodo 1959-1972 e alla GAMeC di Bergamo gli anni più recenti, dal 1973 al 1989. A ideare il progetto e curare la mostra Luigi Cavadini, Bruno Corà e Giacinto Di Pietrantonio.
“Il Grande Gioco. Forme d’arte in Italia 1947-1989” – scrivono i curatori – fa il punto sulla ricchezza di ricerche ed esiti conseguiti nel quarantennio corrispondente al periodo ormai universalmente definito della Guerra fredda mediante la sperimentazione di nuovi mezzi e di nuovi territori estetici da parte dell’arte e le relazioni,
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